Autore fotografia: Sebastiano Erras.
Il banco da falegname era il cuore della bottega. Robusto, con piano in legno massello e morsa a coda, serviva come base per tutte le lavorazioni: piallatura, assemblaggio, intaglio e finitura dei mobili. Sulla sua superficie si disponevano gli attrezzi del mestiere, pronti all'uso quotidiano.
Le raspe, con i loro denti rialzati, servivano per la sgrossatura rapida del legno, mentre le lime a taglio più fine permettevano di ottenere superfici lisce e regolari. La collezione comprende raspe piatte, mezzetonde e ad ago per i lavori di dettaglio. Alcune recano il marchio del fabbricante "Conconi - Como", rinomato produttore italiano di utensili.
I graffietti (o truschini) sono strumenti di tracciatura utilizzati per incidere linee parallele al bordo di un'asse, fondamentali per la preparazione di incastri a mortasa e tenone. Ogni graffietto è composto da un'asta di legno che attraversa una testa di guida, bloccata in posizione con un cuneo. Alcuni modelli hanno doppia punta per tracciare entrambi i lati di una mortasa contemporaneamente.
I martelli a penna trasversale erano lo strumento principe del falegname. La faccia piatta serviva per battere chiodi e assemblare giunti, mentre la penna (l'estremità affusolata) permetteva di avviare chiodini e puntine nei punti più stretti. La collezione comprende martelli di varie dimensioni: dai piccoli martelli da tappezziere ai più pesanti per la carpenteria, oltre a martelli da impiallacciatura per pressare i fogli di legno durante l'incollaggio.
Gli scalpelli piatti servivano per la lavorazione a mortasa, la rifinitura e l'assemblaggio dei giunti. Le sgorbie, con le loro lame curve di varie ampiezze, erano indispensabili per l'intaglio decorativo che caratterizzava i mobili lissonesi. La collezione comprende oltre cento pezzi con manici in legno e ghiere in ottone, oltre a un set di sgorbie da intaglio fine per i lavori di dettaglio e intarsio.
I ferri da pialla sono le lame in acciaio che costituiscono il cuore delle pialle a mano. La collezione documenta la varietà dei fabbricanti europei utilizzati nelle botteghe lissonesi: dalla francese Goldenberg alla tedesca FWB e Matador, fino all'italiana Stella Bianca in acciaio cromo-vanadio. Le larghezze variano da 42 a 48 mm. I raschietti completavano la finitura delle superfici, rasando il legno per ottenere una levigatezza perfetta.
I succhielli e i trivellini a manico a T erano strumenti essenziali per praticare fori nel legno destinati all'inserimento di chiodi, puntine e viti. Costituiti da un'asta di ferro con spirale affilata all'estremità, penetravano nel legno con una semplice pressione e rotazione manuale. La collezione comprende esemplari di varie dimensioni, dai grandi trivellini a spirale pronunciata ai piccoli succhielli ad anello.
Le tenaglie da falegname servivano per estrarre chiodi, afferrare pezzi e tagliare filo metallico. La collezione comprende diverse tipologie: tenaglie a ganasce tonde (da carpentiere), a ganasce appuntite e a ganasce piatte, tutte in ferro forgiato a mano con il caratteristico perno ribattuto che unisce i due bracci.
Le seghe a mano (saràch) erano fondamentali in ogni bottega. La collezione documenta diverse tipologie: il saracco da pannello per i tagli diritti, la sega a costola (o sega da spalletta) per giunti precisi, il gattuccio per tagli curvi e sagomati, e la sega a dorso per lavori di precisione. I manici in legno, fissati con rivetti, recano spesso i marchi dei fabbricanti.
Gli oliatori servivano per lubrificare le lame delle seghe, le cerniere e i macchinari della bottega. La collezione comprende oliatori a pressione con beccuccio lungo e oliatori a pera in metallo, alcuni dei quali recano i marchi Husqvarna e Pfaff, originariamente destinati alle macchine da cucire e poi riutilizzati nelle botteghe del legno.
Si differenzia dalle sponderuole normali perché hanno una guida regolabile fissata esternamente all'attrezzo.
I fermi della regolazione sono due che consentono di fissare nella corretta posizione parallela la guida che servirà di appoggio per eseguire la sagomatura voluta.
La guida è un lamierino poco più di un millimetro che sporge a filo del ferro sagomato che costituisce il pezzo.
Il legno che veniva applicato all'attrezzo nelle prime sponderuole vedi foto dei cinque attrezzi che documentano l'evoluzione dell'attrezzo.
N.B. Nelle antine col vetro era indispensabile per ricavare l'incastro dove veniva infilato e quindi fissato il vetro.
Appartengono a questa categoria i succhielli, che servono per praticare piccoli fori nel legno. Il succhiello è costituito da un'asta di ferro che termina con una spirale affilata. L'impugnatura è formata da un anello schiacciato oppure ovale. All'estremità dell'asta sporge una punta, che può essere di ferro o di legno.
È sufficiente esercitare una piccola pressione sull'impugnatura e, facendolo ruotare nel senso della spirale, il succhiello penetra nel legno. Serve per praticare piccoli fori destinati all'inserimento di chiodi, puntine e soprattutto viti di grosso spessore.
Le trivelle si dividono in diverse tipologie:
Sono costituite da un'asta che inizia con una piccola punta a spirale lunga circa uno o mezzo centimetro; successivamente la spirale si allarga assumendo una forma svasata. La larghezza della spirale corrisponde al diametro del foro che si desidera ottenere.
Sono formate da un'asta con una punta lunga oltre un centimetro, spesso dotata di un regolo graduato. Terminano con una spirale a doppia punta: una serve per iniziare il foro, l'altra per regolare la larghezza della spirale, garantendo un foro regolare e il bilanciamento dell'asta.
Il movimento rotatorio viene eseguito manualmente dall'operatore con entrambe le mani, tramite un apposito supporto in legno dotato di un anello di manovella fissato a metà dell'asta. Il pezzo di legno inserito nell'anello è disposto trasversalmente nella parte opposta alla punta dell'asta.
Alcune trivelle presentano un anello di circa 2 cm di diametro. Altre terminano con una punta piramidale che si incastra a metà del legno per facilitare la perforazione.
La trivella può avere una lunghezza di circa 20–30 cm. La larghezza massima è di circa 2 cm, mentre quella minima varia tra 1 e 1,5 cm. Le estremità sono leggermente più sottili per circa 2–3 cm e presentano spigoli arrotondati.
Appartengono agli utensili da forare anche le punte da trapano, sia chimiche sia meccaniche, che vengono considerate tra gli attrezzi da costruzione e sono utilizzate in ambito industriale per lavorazioni rapide.
Diverse tipologie di morsetti che erano costruiti a seconda dell'incollaggio che doveva essere effettuato:
Morse da banco — per rettificare gli angoli di masselli di grosse dimensioni che si incollavano sui piani che poi venivano sagomati: soprattutto di capitelli e basamenti di mobili.
È composta da un pannello di legno massiccio, di un'essenza dura, con una fresata: è il piano su cui appoggia un'intelaiatura in cui scorre una lama manovrata da una leva.
Nella fresata vi scorre una squadra che ha un angolo di 30° / 45° gradi, a cui si appoggiano liste di legno sagomate che vengono tagliate a misura per formare disegni in rilievo sulle antine e, per le antine con telaio e pannello interno, a collegare con una cornice sagomata i diversi spessori.
Quando col tempo si segna il pezzo dove scende la lama, viene messo un pannello di legno duro di minimo spessore, per sopperire ad eventuale rottura del legno sagomato, e lo stesso verrà sostituito quando, a sua volta, con l'uso sarà rovinato.
L'operazione veniva chiamata "courpinà".
Le pialle a mano erano tra gli strumenti più importanti della bottega. Con il corpo in legno massello (generalmente faggio) e lame in acciaio di alta qualità, servivano per spianare, lisciare e sagomare le superfici del legno. La collezione comprende esemplari di fabbricanti europei prestigiosi: Weiss & Sohn di Vienna, Ott & Co. (Germania) e Otto Frank Werkzeuge, testimonianza dei rapporti commerciali tra le botteghe lissonesi e i migliori produttori di utensili del continente.
I ferri (lame) delle pialle provenivano dai migliori produttori europei. La collezione documenta marchi di grande prestigio: Peugeot Frères (Francia), con il celebre leone e la scritta "Garantie"; Goldenberg (Alsazia, fondata nel 1823); Erik Anton Berg di Eskilstuna (Svezia), rinomata per l'acciaio di altissima qualità. Ogni ferro reca il proprio marchio di garanzia, testimonianza della qualità richiesta dai maestri artigiani lissonesi.
I morsetti erano indispensabili per tenere fermo il legno durante l'incollaggio e l'assemblaggio dei mobili. La collezione comprende sergenti in legno con viti, morsetti a C in metallo, morsettini a vite per l'impiallacciatura, morsetti a F con barra scorrevole e grandi presse a vite in legno massiccio per pannelli.
La taglierina a ghigliottina per impiallacciatura, con telaio in ghisa e leva di azionamento, permetteva di ottenere tagli netti e precisi sui fogli di legno sottile destinati al rivestimento dei mobili. Era uno strumento fondamentale per la produzione di mobili impiallacciati, specialità delle botteghe lissonesi.
Come si può vedere, i pialletti culinati a sinistra della foto hanno la parte di legno curva a mezzaluna, che si può cambiare ed è unita al pezzo con l'impugnatura non con un incollaggio, ma è perfettamente unito inserendo il ferro coltello ed il cuneo che lo fissa ermeticamente.
I ferri dei pialletti provenivano da rinomati fabbricanti europei: Peugeot Frères (Francia), E.C. Emmerich con il marchio "Spann Sage" (Germania, fondata nel 1823), e altri produttori con il marchio "A Garantie". Ogni ferro reca il proprio marchio di qualità impresso nell'acciaio.
I coltelli da tracciatura e da intaglio erano strumenti di precisione utilizzati per incidere linee di riferimento, tagliare impiallacciature e rifinire dettagli decorativi. La collezione comprende esemplari con lame Goldenberg (Francia), riconoscibili dal caratteristico marchio con l'ape.
Gli scalpelli e le sgorbie di questa collezione recano i marchi dei più celebri centri europei della coltelleria: Sheffield (Inghilterra) e Jernbolaget di Eskilstuna (Svezia). La qualità dell'acciaio di questi produttori era particolarmente apprezzata dai maestri artigiani lissonesi.
La colla animale (colla di pesce o colla forte) era l'adesivo tradizionale delle botteghe del mobile. Si presentava in blocchi ambrati e semitrasparenti che venivano sciolti a bagnomaria prima dell'uso. La sua reversibilità con il calore la rendeva ideale per la costruzione e il restauro dei mobili, consentendo lo smontaggio dei giunti quando necessario.
Le lime e le raspe di questa collezione documentano la rete internazionale di fabbricanti che rifornivano le botteghe lissonesi: dal Raspificio Lombardo (produzione locale lombarda) alla Nicholson (americana, prodotta in Olanda), dalla Kolberg europea alla Magicut. La varietà dei marchi testimonia la ricerca costante della qualità da parte degli artigiani.